FORSE NON ERA FAME. (Le abbuffate compulsive)
Abbuffata compulsiva è un’espressione che non mi piace molto
ma forse è l’unica capace di rendere il significato dell’espressione inglese “binge eating”.
Le abbuffate spesso vengono confuse con altro, questo succede perché a tutti è capitato almeno una volta nella vita di aver mangiato troppo, magari dopo una festa, una cerimonia, un evento importante.
E' proprio per questo che è difficile decifrare con certezza chi soffre di abbuffate, solitamente in psicologia si parla di abbuffate compulsive in riferimento ad un comportamento che consiste nel mangiare in un limitato lasso di tempo una quantità di cibo spropositata, eccessiva a quello che una persona in media mangerebbe nelle medesime condizioni.
Questa definizione molto vaga non è chiarificatrice del nocciolo della questione.
Per comprendere meglio si può ricorrere ad alcune caratteristiche che spesso sono presenti:
- velocità di assunzione del cibo: chi soffre di abbuffate mangia in fretta, mastica poco e rapidamente e si gusta poco o niente gli alimenti.
- sensazione di perdita del controllo: la persona non riesce a smettere di mangiare, pur essendo consapevole delle quantità che sta ingerendo.
- segretezza: l'abbuffata compulsiva si verifica spesso di nascosto, quasi mai in un’atmosfera conviviale.
Ci sono diversi motivi, riconducibili alla nostra psiche. Di solito ciò che precede un episodio di abbuffata compulsiva è una sensazione spiacevoli di nervosismo, ansia, depressione (che non vengono pienamente riconosciute e gestite).
Accade anche in seguito a una restrizione alimentare o spesso una dieta, ciò porta facilmente al desiderio di eccedere con l’alimentazione e con i cibi di cui ci siamo privati.
Inoltre spesso la persona può soffrire di bassa autostima, soprattutto riguardo alla percezione del proprio corpo, visto come “spiacevole”. Quest'ultimo aspetto è davvero importante dal punto di vista psichiatrico poichè si può parlare di dismorfofobia un disturbo per cui la persona ritiene una parte di sè disgustosa e questo diventa un problema che la porta anche all'ossessione e isolamento.
A me è successo, e succede ancora. Non spesso come anni fa, ma ho delle ricadute in base ai periodi più o meno sereni. Capita di essere in tensione per qualcosa o nervosa e sfogarmi col cibo.
Ne avevo già scritto in precedenza e sempre con fatica ma credo possa essere utile a chi si trova a combattere con questo tipo di disturbo. https://mammandthecity.blogspot.com/2022/09/fame-nervosa-binge-eating-o-bulimia.html
Personalmente ne ho parlato con persone di competenza, ho letto tanto in merito, mi sono confrontata e finalmente ho trovato via d’uscita con lo sport, l’alimentazione sana e controllata e stabilire una routine; mi ha aiutato tantissimo soprattutto stabilire una routine ed essere schematica con allenamenti e pasti tra lavoro, vita privata e hobby, avere uno schema da seguire fa in modo che tutto avvenga in maniera controllata e precisa.
Il problema principale è come controllare le abbuffate, come evitarle. Direi che inizialmente ho fatto fatica a differenziare quando ho fame e sento il desiderio di sgranocchiare qualcosa fuori pasto da quando è solo un fattore nervoso. Solitamente me ne accorgo mentre sta accadendo, se non smetto di mangiare e ingurgito di fretta senza pensare, senza nemmeno sedermi, senza accorgermene allora qualcosa non va, devo smettere e devo farlo subito, per fortuna adesso lo so. Mi serve pensare a come sto dopo, al senso di colpa (che solitamente arriva per primo), al mal di pancia, al senso di gonfiore e alle volte in cui mi sono messa a letto e non ho svolto le mie solite attività perché non ero fisicamente e psicologicamente in grado.
Ci sono persone che non sanno nemmeno che ho sofferto di questo disturbo, che ci sono le ricadute, è normale non accorgersi, non è evidente affatto, anzi spesso sono proprio le persone più ‘ligie’ e perfezioniste, le più attente alla linea, quelle a cadere in questo tipo di trappola.
Chi si trova accanto una persona che soffre di abbuffate può ricoprire un ruolo molto importante, può essere di grande aiuto, non giudicando, ascoltando e soprattutto mettendo in atto piccole strategie comportamentali, come ad esempio distrarre colui o colei che sta per perdere il controllo con altro, o proporre inviti che non abbiano a che fare per forza col cibo, andare a fare la spesa assieme.
È un argomento molto delicato e ha bisogno di pareri medico-scientifici per essere sviluppato in toto, sono certa che star bene con se stessi sia la chiave, per me è stato così, poiché è una questione soprattutto psicologica.
Penso modestamente che dare una piccola testimonianza possa essere d’aiuto per chi non conosce bene il tema, per chi ne soffre e cerca solidarietà, per chi vuole essere di supporto a qualcuno, lo dico perché a me è servito tanto ascoltare e leggere storie simili e mi sono sentita meno sola.
Baciuzzi e ricorda : Non c'è limite all'essere speciali!
Mamma&thecity

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